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IL TERRITORIO

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VENNE NOMINATA GIÀ IN UN DOCUMENTO DEL 1375

CHIESA DI SAN LORENZO MARTIRE

La Chiesa di San Lorenzo venne nominata in un documento del 1375 come cappella situata vicino al ponte che attraversava un ramo dell’Isonzo in prossimità della via Gemina, che collegava Aquileia con Trieste e l’Istria. La chiesa doveva essere di modestie dimensioni e aveva al suo interno tre altari: quello maggiore dedicato al martire San Lorenzo; a sinistra quello dedicato a San Gottardo e a destra l’altare di Santa Maria.

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STORIA

La Chiesa di San Lorenzo venne nominata in un documento del 1375 come cappella situata vicino al ponte che attraversava un ramo dell’Isonzo in prossimità della via Gemina, che collegava Aquileia con Trieste e l’Istria. La chiesa doveva essere di modestie dimensioni e aveva al suo interno tre altari: quello maggiore dedicato al martire San Lorenzo; a sinistra quello dedicato a San Gottardo e a destra l’altare di Santa Maria.
La sacrestia era sul lato sinistro della chiesa; a destra c’era il cimitero recintato da un muretto con due cancelli di ferro. Il fonte battesimale era accanto alla porta d’ingresso.
La chiesa, ad unica navata, venne ampliata e completamente rinnovata nel 1645, come testimoniato dalla lapide in marmo nero: D. O. M. / ECCLESIA HAEC ERECTA AN. D. MDCXLV / IN PRAES. FORMAM REDACTA AN D. MDCCLXXX (A Dio Ottimo Massimo. Questa chiesa eretta nell’anno del Signore 1645, riportata nella forma presente nell’anno del Signore 1780).
La consacrazione della chiesa e dell’altare maggiore avvenne nel 1660 dal Patriarca di Aquileia Giovanni Delfino e nel frattempo era stato costruito un quarto altare, dedicato allora a San Rocco.
Probabilmente al parocco e alla comunità dei fedeli non è sembrato conveniente alla struttura del nuovo tempio l’altare maggiore edificato nel 1645 e che si siano decisi ad erigerne uno nuovo e maestoso, con gradini in marmo rosso. Dal 1668 sull’altare dominava la pala rappresentante il Martirio di San Lorenzo.
La chiesa si presentava ormai completata dopo la costruzione del quinto altare, il primo a sinistra dell’entrata, dedicato a Sant’Antonio di Padova.
Manca qualsiasi riferimento all’imponente campanile, che deve essere stato costruito però dopo l’ampliamento della chiesa del 1645, dato che lo si vede disegnato in una mappa del 1707, con la copertura a cuspide di matrice tipicamente veneta ed è documentata una ricollocazione di due delle tre campane, dopo la loro rifusione avvenuta a Udine, nel 1747.
Nel 1780 la chiesa fu portata all’aspetto che ebbe fino al 1915, poiché la Prima Guerra Mondiale produsse danni ingenti e irreparabili: prima di ritirarsi da Ronchi, i soldati austriaci fecero saltare il campanile che crollato rovinosamente, provocò la perdita dell’affresco ottocentesco della volta con il Martirio di San Lorenzo del pittore udinese Leonardo Rigo. Successivamente il campanile è stato ricostruito su matrice aquileiese, così come altre torri campanarie del Monfalconese.
Il comando di una compagnia dell’esercito italiano si insediò nella vicina canonica e nel freddo inverno del 1916 i militari addetti ai servizi, alimentarono la stufa con i grossi volumi del ricco archivio parrocchiale, con tutte le registrazioni anagrafiche esistenti dal 1591.
A guerra finita, incominciò la costruzione: una lapide, posta sulla parete sinistra dell’ingresso, ricorda la consacrazione del 1923: A.D. / MCMXXIII / DIE XIX AUG. CULTUI REST. / DIE I SEPTEMBRIS / D.D. FRANCISCUS B. DR. SEDEI / PR. ARCHIEPPUS GORITTIENSIS / ALTARE MAIUS SOLEMNI RITU CONSEVRAVIT (Nell’anno del Signore 1923 – il giorno 19 di agosto restituì al culto. Il giorno 1 settembre mons. Francesco Borgia dott. Sedej – Principe Arcivescovo di Gorizia – con rito solenne consacrò l’altare maggiore).
L’anno successivo fu ricostruito anche il campanile, simile al precedente, più slanciato. Sopra la porta del campanile venne posto un bassorilievo raffigurante il leone di San Marco, a memoria dell’appartenenza del Territorio alla Repubblica di Venezia fino al 1797. Nella lapide murata si legge la scritta: A RICORDO DELLA VITTORIA / L’ITALIA RICOSTRUÌ A. DNI. MCMXXIV.
Ancora una lapide è stata fissata nel 1943 sopra la porta del battistero, in cui si ricoda l’elevazione della chiesa a sede arcipretale: CELS DD. CAROLUS MARGOTTI / ARCHIEP. GORITIENSIS / HANC ECCLESIAM / TITULO ARCHIPRESB. / CLERO GRATO / POPULOQUE PLAUDENTE / EXORNAVIT / DIE XIII JUNII MCMXLIII. (L’eccellentissimo Mons. Carlo Margotti – arcivescovo di Gorizia, insignì questa chiesa, del titolo arcipretale, dinanzi al clero riconoscente e alla popolazione plaudente il giuorno 13 giugno 1943). In un’ultima lapide si fa memoria infine dell’opera pastorale di mons. Mario Virgulin, parrocco amato e testimone della carità dal 1952 al 2000.

ARCHITETTURA

La facciata, tripartita da lesene ioniche e sormontata da un frontone triangolare, è movimentata da due piccole finestre e un dipinto centrale, bordati da cornici che ricordano le volute del barocchetto austriaco. Il portale, affiancato da due nicchie, è coronato da un timpano spezzato con al centro uno stemma in pietra, probabilmente dell’Arcivescovo di Udine.
La chiesa di San Lorenzo, a pianta rettangolare, presenta un’unica navata e contiene quattro altari laterali inseriti in nicchie appena accennate. Il soffitto, originariamente affrescato, è attualmente suddiviso in riquadri geometrici azzurri incorniciati da listelli bianchi, mentre la zona della calotta absidale è tripartita a spicchi. L’altare maggiore, dedicato a San Lorenzo, è opera secentesca del tagliapietra veneziano Pietro Bagatella. Impostato con una struttura a portale e vivacizzato dai marmi policromi, contiene la pala raffigurante il santo titolare condotto al martirio del pittore Edmondo Passauro, datata 1929. Entrando sulla destra si trova l’altare marmoreo dedicato a San Giuseppe dei primi decenni del XIX secolo, contenente la statua del santo con il Bambino, proveniente dalla Val Gardena. Di fronte a questo si colloca l’altare dei Santi Francesco, Antonio da Padova, Luigi Gonzaga e Giovanni Battista con la pala della pittrice monfalconese Olga Colautti. Esso cela nel dossale una statua lignea probabilmente settecentesca di Cristo nel sepolcro. L’altare sul lato destro, dedicato alla Madonna della Cintura, è il solo la cui titolazione non è mutata del tempo, visto che fin dal 1593 è citato con questo collocazione. L’attuale paliotto marmoreo con la statua in legno della Madonna col Bambino risale probabilmente al Settecento, così come l’ultimo altare del Sacro Cuore di Gesù.

INDIRIZZO

Via San Lorenzo

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